Produzione Editoriale

Ratio Mattino e Ratio Quotidiano Alfonso Gargano

La legge di Bilancio ha introdotto il divieto per i datori di lavoro di saldare gli stipendi in contanti, qualunque sia l’importo: non sarà più in vigore l’attuale limite di 3.000 euro.

Dal 1.07.2018, cosi come approvato nella legge di Bilancio 2018, non sarà più possibile pagare stipendi in contanti. Ricordiamo che attualmente il pagamento cash degli stipendi, cosi come tutte le transazioni in contanti tra soggetti diversi, è vietato se l’importo è pari o superiore a 3.000 euro. Questo è il limite previsto dalla normativa antiriciclaggio in vigore nel nostro Paese. Con la legge di Bilancio 2018, è fatto obbligo per i datori di lavoro di pagare gli stipendi con mezzi tracciabili. La ratio della normativa è il contrasto al fenomeno utilizzato da alcuni datori di lavoro: fare sottoscrivere una busta paga superiore all’importo realmente corrisposto al dipendente.
La Legge di bilancio 2018 ha stabilito che dal 1.07.2018 i committenti e i datori di lavoro corrispondano le retribuzioni ed eventuali anticipi esclusivamente con mezzi tracciabili: è vietato corrispondere la retribuzione in denaro contante direttamente al lavoratore, qualsiasi sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.
I mezzi di pagamento ammessi, in base al c. 910, sono:
bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
– strumenti di pagamento elettronico;
– pagamento in contanti allo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro ha aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
– emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o a un suo delegato in caso di comprovato impedimento. Il delegato può essere esclusivamente il coniuge o il convivente e i familiari in linea retta o collaterale, a condizione che abbiano superato i 16 anni.
Non costituisce prova del pagamento la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga, per cui la prova del pagamento è fornita dalla ricevuta del bonifico, dalla fotocopia dell’assegno o da altra ricevuta bancaria o postale.
L’obbligo si applica a tutti i rapporti di lavoro subordinato di cui all’art. 2094 C.C., a esclusione del pubblico impiego e del lavoro domestico. Si applica indipendentemente dalla durata e dalle modalità di svolgimento, a ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa.
Si applica ai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative ai propri soci ai sensi della L. 3.04.2001, n. 142.
Il Governo dovrà stipulare con le principali associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, l’Associazione bancaria italiana (ABI) e la società Poste Italiane una convenzione con la quale individuare gli strumenti per promuovere la corretta applicazione della normativa.
Per i datori di lavoro e committenti che violano la normativa della tracciabilità, sarà applicata una sanzione pecuniaria amministrativa da 1.000 a 5.000 euro.

Nell’ambito delle novità introdotte dal decreto antiriciclaggio (D.Lgs. 90/2017), è prevista l’introduzione degli organismi di autoregolamentazione.

L’art. 11 D.Lgs. 90/2017 individua, nell’ambito del controllo dell’osservanza degli obblighi antiriciclaggio da parte dei professionisti iscritti in albi ed elenchi, gli organismi di autoregolamentazione. Tali organismi e le loro articolazioni territoriali promuovono l’osservanza degli obblighi antiriciclaggio verso i propri iscritti e controllano la corretta osservanza degli adempimenti.
Agli organismi di autoregolamentazione sono demandate funzioni di elaborazioni ed aggiornamento di regole tecniche per l’adempimento di alcuni obblighi previsti dalla normativa. L’organismo emana procedure e metodi di analisi e valutazione del rischio che i professionisti iscritti devono adottare nell’individuazione di comportamenti ed operazioni a rischio di riciclaggio, auto riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
Le procedure individuano le attività che il professionista deve porre in essere nei propri controlli interni e di adeguata verifica della clientela, nonché le modalità di conservazione.
Gli organismi, tramite anche le articolazioni territoriali, adottano misure idonee per sanzionare gli iscritti inosservanti della normativa.
Gli organismi, ai sensi del comma 2, sono ascoltati dall’Unità di Informazione Finanziaria ai fini dell’adozione e dell’aggiornamento degli indicatori di anomalia.
Gli organismi, sia nazionali che locali, sono responsabili dell’aggiornamento e della formazione dei propri iscritti in materia di normativa antiriciclaggio.
Gli organismi, tramite i consigli di disciplina centrali e locali, applicano sanzioni disciplinari agli iscritti che si sono resi inadempienti ai fini della normativa di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo; tali provvedimenti saranno comunicati annualmente al Ministero dell’Economia e Finanza e al Ministero della Giustizia. Gli organismi di autoregolamentazione nazionali possono ricevere le segnalazioni di operazioni sospette da parte dei propri iscritti e inoltrarle immediatamente all’UIF. Nel ricevere tali segnalazioni devono adottare tutte le procedure per garantire la riservatezza dei soggetti segnalanti.

Per le violazioni all’utilizzo del contante è possibile l’istituto dell’oblazione per i soggetti che hanno commesso la violazione, ma non per il professionista che ha omesso la comunicazione.

L’art. 49 D.Lgs. 231/2007 vieta i trasferimenti di denaro contante tra soggetti diversi per un importo, attualmente, pari o superiore a 3.000,00 euro. La violazione a tale disposizione comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria che va dall’1% al 40% della somma oggetto della transazione con un minimo di 3.000,00 euro.
L’art. 51 dello stesso decreto obbliga i soggetti destinatari della normativa e, quindi, anche i professionisti individuati all’art. 12 di comunicare l’infrazione entro 30 giorni dal momento che ne hanno avuto notizia. La comunicazione deve essere effettuata con raccomandata A/R alle Ragionerie territoriali dello Stato competenti per territorio; la comunicazione deve essere compilata in carta libera. La violazione a tale disposizione da parte dei destinatari della normativa comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria che va dal 3% al 30% dell’importo della transazione non comunicata, con un minimo di 3.000,00 euro.
La Ragioneria territoriale dello Stato, al ricevimento della comunicazione, dovrà avviare la fase di contestazione che deve concludersi entro 90 giorni. In questo lasso di tempo si effettuerà l’istruttoria della pratica, la decretazione, la notifica e l’esecuzione.
Il provvedimento sanzionatorio deve essere notificato entro il termine di prescrizione corrispondente a 5 anni dalla notifica della contestazione agli autori della violazione.
Le parti possono ricorrere all’istituto dell’oblazione che consente di pagare una sanzione ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista o, se più favorevole, qualora sia stabilita una somma pari al doppio della sanzione edittale. La somma ridotta deve essere pagata entro 60 giorni dalla contestazione immediata o, in assenza, dalla notifica degli estremi della violazione, per cui due soggetti che hanno effettuato una transazione in contanti di un importo di 4.000,00 euro, applicando l’istituto dell’oblazione, saneranno la violazione con un pagamento ciascuno di 80,00 euro.
L’istituto dell’oblazione non può essere applicato per violazioni di importo superiore a 250.000,00 euro.
I destinatari della normativa e, quindi, anche i professionisti, invece, non possono avvalersi di questa agevolazione per cui non possono ricorrere all’istituto dell’oblazione.

Gli iscritti all’ordine dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili possono inviare le segnalazioni di operazioni sospette tramite il proprio Consiglio nazionale.

L’art. 43 D.Lgs. n. 231/2007 prevede che le segnalazioni di operazioni sospette ai fini dell’antiriciclaggio e del contrasto al finanziamento del terrorismo possono essere inviate dai professionisti anche tramite il proprio Consiglio nazionale di appartenenza. Gli Ordini che possono ricevere le segnalazioni sono individuati tramite decreto ministeriale.
Per quanto riguarda gli iscritti all’Ordine dei Commercialisti ed Esperti contabili, il decreto è stato emanato in data 4.05.2012 e rinvia la fase operativa ad un protocollo tra Consiglio nazionale e Unità di Informazione Finanziaria (UIF). Tale protocollo è stato siglato alla fine dello scorso anno tra il Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili e il Direttore generale dell’Unità di Informazione Finanziaria, ufficializzando le procedure di invio.
Con tale procedura gli iscritti agli Ordini locali dei Commercialisti e degli Esperti contabili possono inviare in un’area riservata le proprie segnalazioni di operazioni sospette. Praticamente il professionista compilerà la segnalazione presso il proprio studio, utilizzando il software messo a disposizione, che cripterà i dati relativi alla segnalazione e al segnalante e creerà il file da inviare al CNDCEC.
Il Consiglio nazionale, ricevuto il file, provvederà, omettendo il nome del segnalante, a trasmetterlo sulla piattaforma predisposta dall’UIF. L’UIF invierà a sua volta una ricevuta in PDF di accettazione o di scarto contenente il numero di protocollo e il numero identificativo univoco della segnalazione.
La ricevuta verrà inoltrata in automatico ad una casella di posta elettronica dedicata e la stessa procedura assocerà l’identificativo univoco al protocollo della segnalazione comunicato dall’UIF. A questo protocollo farà riferimento l’UIF per eventuali comunicazioni o integrazioni.
Il Consiglio nazionale adotta adeguate misure per garantire la riservatezza dei dati e del soggetto segnalante. Le procedure di sicurezza non permettono al Consiglio di conoscere il contenuto della segnalazione, né il professionista segnalante.
La procedura di invio delle segnalazioni al Consiglio è già attiva da alcuni anni per gli iscritti all’Ordine del Notariato e all’Albo dei Consulenti del lavoro.

L’art. 3, c. 2 del D.L. 2.03.2012 n. 16, in deroga al limite previsto dalla normativa vigente nel trasferimento di denaro contante, ha innalzato il limite per determinati settori e a determinate condizioni.

L’art. 49 del D.Lgs. 231/2007 ha vietato il trasferimento di denaro contante effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi quando il valore oggetto del trasferimento è pari o superiore al limite previsto dalla normativa vigente. Dal 6.12.2011 il limite era stato individuato in 1.000 euro, innalzato poi a 3.000 euro dal 1.01.2016. Tale limite ridotto ha creato non pochi problemi nel settore del turismo per cui il legislatore con l’art. 3 del D.L. n. 16 del 2.03.2012 ha introdotto delle facilitazioni a favore dei soggetti che svolgono attività di commercio al dettaglio e assimilati e agenzie di viaggio e turismo. Tale decreto ha elevato il limite per l’utilizzo del denaro contante a 15.000 euro ma solo per determinate categorie di soggetti e a determinate condizioni.
I soggetti che possono incassare cifre in contanti inferiori al limite di 15.000 euro sono i commercianti al minuto con locali aperti al pubblico, i soggetti che esercitano le prestazioni di trasporto di persone, le prestazioni alberghiere, la somministrazione di alimenti e bevande nei pubblici esercizi e le agenzie di viaggio e turismo. Gli acquisti di beni e servizi legati al turismo devono essere effettuati da persone fisiche di cittadinanza diversa da quella italiana, dei paesi dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo.  
Il soggetto che vuole usufruire di questa facilitazione deve:
• inviare preventivamente in modalità telematica all’Agenzia delle Entrate la comunicazione di adesione alla disciplina di deroga alle limitazioni di trasferimento del denaro contante. La comunicazione, reperibile sul sito dell’Agenzia, deve contenere: i dati anagrafici del richiedente; la dichiarazione di voler aderire alla disciplina di deroga e l’impegno ad effettuare gli adempienti previsti dalla normativa; i dati relativi al conto corrente dove far confluire gli incassi soggetti a deroga;
• all’atto dell’effettuazione dell’operazione deve acquisire fotocopia del passaporto del turista;
• deve acquisire autocertificazione da parte del cliente con la quale attesti di non essere cittadino italiano né cittadino di uno dei Paesi dell’Unione Europea o facenti parte dello spazio economico europeo e che ha la residenza fuori dal territorio dello Stato Italiano;
• nel primo giorno lavorativo immediatamente successivo all’operazione versa il denaro contante incassato in deroga presso lo sportello bancario indicato nella comunicazione, allegando la ricevuta dell’invio telematico della  stessa.
Tali operazioni vanno, inoltre, comunicate all’Agenzia  delle Entrate negli stessi termini e con le medesime modalità tecniche stabilite per lo spesometro.