Produzione Editoriale

Ratio Mattino e Ratio Quotidiano Maurizio Magnavini

I primi riscontri ottenuti dal Ministero del Lavoro in relazione a queste operazioni, tendono a escludere l’obbligo di notifica al Ministero stesso, secondo quanto previsto dalle disposizioni di cui all’art. 12 del D.Lgs. 112/2017, in materia di impresa sociale.

L’art. 12 D.Lgs. 112/2017 prevede che le operazioni di trasformazione, fusione e scissione che intervengono tra imprese sociali devono essere realizzate in modo da preservare l’assenza di scopo di lucro, i vincoli di destinazione del patrimonio e il perseguimento delle attività e delle finalità per i soggetti risultanti dagli atti posti in essere. A tal fine, è richiesto agli organi di amministrazione delle imprese sociali interessate di notificare, con atto scritto di data certa, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’intenzione di procedere all’attuazione di una delle citate operazioni straordinarie; l’efficacia degli atti societari rimane subordinata all’ottenimento di specifica autorizzazione ministeriale, che si intende comunque concessa decorsi 90 giorni dalla ricezione della notificazione al Ministero.
Le disposizioni attuative sono contenute nel D.M. Lavoro 27.04.2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18.06.2018. Il provvedimento richiede, nell’ambito della prescritta comunicazione, l’esposizione sintetica dell’operazione da porre in essere; in allegato, deve essere trasmessa la situazione patrimoniale di ciascuno degli enti coinvolti nell’operazione e un’apposita relazione degli amministratori. Nella comunicazione, in ogni caso, deve risultare la data in cui si deve riunire l’organo statutariamente competente, nonché la data in cui deve essere depositato il progetto di fusione o di scissione. In termini letterali, all’adempimento prescritto dall’art. 12 D.Lgs. 112/2017 sono soggette anche le cooperative sociali, incluse di diritto nell’alveo delle imprese sociali, secondo quanto previsto dall’art. 1, c. 4 del citato D.Lgs. 112/2017.
I primi riscontri di fonte ministeriale, in risposta a notifiche per operazioni di fusione tra società cooperative sociali, pongono quantomeno in discussione la reale obbligatorietà della prescritta comunicazione.
In risposta a una notifica presentata da 2 cooperative sociali interessate a un’operazione di fusione, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha operato, in via preliminare rispetto al merito dell’operazione, le dovute valutazioni finalizzate a verificare se l’operazione rientri nell’ambito di applicazione della disciplina autorizzatoria; in particolare, si evidenzia come le società partecipanti alla fusione, in quanto cooperative sociali, siano imprese sociali ex lege, cui le disposizioni del decreto si applicano nel rispetto della normativa specifica delle cooperative e in quanto compatibili.
Tra le disposizioni previste dalla normativa in materia di cooperative, ricorda il Ministero, va richiamato l’art. 2545-quaterdecies C.C., che ne prevede la sottoposizione ad autorizzazioni, vigilanza e controlli stabiliti dalle leggi speciali in materia di cooperazione. Del resto, ricorda ulteriormente il Ministero, lo stesso D.M. 27.04.2018 stabilisce che alle società cooperative si applicano le norme previste dal Codice Civile.
A parere del Ministero, in conclusione, si deve ritenere che alle cooperative sociali interessate dall’operazione di fusione non sia applicabile il generale regime autorizzatorio previsto dall’art. 12 D.Lgs. 112/2017.
Si tratta ora di comprendere se la citata posizione ministeriale possa essere elevata a principio di portata generale, circostanza che consentirebbe alle cooperative sociali di evitare l’adempimento in parola che, tra l’altro, contribuisce ad allungare i tempi di realizzazione dell’operazione.

Questi soggetti, imprese sociali di diritto, sono chiamati a operare le dovute variazioni statutarie, in ottemperanza alle disposizioni previste dal D.Lgs. 112/2017. Permane la questione del termine entro cui provvedere, alla luce dello schema di decreto legislativo approvato nello scorso mese di marzo.

Per quanto previsto dall’art. 1, c. 4 D.Lgs. 112/2017, le cooperative sociali e i loro consorzi di cui alla L. 381/1991 acquisiscono di diritto la qualifica di imprese sociali.
Il principio, di per sé, risulta ormai conosciuto e sostanzialmente privo di qualsiasi elemento di incertezza, salvo che si entri nel territorio grigio del successivo necessario coordinamento normativo tra le disposizioni in materia di imprese sociali e la normativa specifica delle società cooperative, aspetto sul quale, invece, permangono ampi profili di discussione.
Una delle conseguenze immediate, derivanti dall’assimilazione dei due profili citati, è rappresentata dall’adeguamento statutario che viene imposto dall’art. 17 del citato D.Lgs. 112/2017 alle imprese sociali già costituite al momento della relativa entrata in vigore (20.07.2017) e quindi anche alle cooperative sociali.
Alla luce degli interventi interpretativi ministeriali intervenuti successivamente all’emanazione del decreto, si è reso progressivamente meno invasivo il necessario intervento sul testo statutario che necessita comunque di modifiche, finalizzate quantomeno al recepimento di quanto previsto dagli artt. 7 e 8, in ordine rispettivamente ai requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza per coloro che assumono cariche sociali, e all’identificazione dell’organo deputato alla valutazione dei provvedimenti di esclusione dei soci dalla cooperativa.
Dal punto di vista operativo, il citato art. 17 consente alle cooperative sociali di procedere all’approvazione delle modifiche statutarie in una forma semplificata, con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria.
È evidente come tale procedura semplificata sia da intendere riservata alle sole variazioni statutarie imposte dalla normativa; resta naturalmente ferma l’opportunità di deliberare, per esigenze della cooperativa, ulteriori modifiche al testo statutario in vigore, in questo caso con le modalità e maggioranze ordinarie e con la presenza del notaio.
L’ulteriore questione su cui porre l’attenzione riguarda il termine entro il quale ottemperare alla richiesta variazione statutaria.
A questo proposito, occorre innanzitutto rifarsi nuovamente al contenuto dell’art. 17 del D.Lgs. 112/2017, che impone alle imprese sociali già costituite la modifica dei propri statuti, entro il termine di 12 mesi decorrenti dalla data di entrata vigore del decreto, quindi entro il 20.07.2018.
Si deve peraltro considerare che, in data 21.03.2018, il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare uno schema di decreto legislativo correttivo della disciplina in materia di impresa sociale, provvedimento che, nel testo disponibile, sancirebbe tra l’altro il differimento al 20.01.2019 della scadenza oggi fissata per il mese di luglio, ovvero 18 mesi (in luogo dei precedenti 12) dalla data di entrata in vigore del decreto.
Tenuto anche conto della situazione in ambito governativo, allo stato attuale non sono prevedibili tempi ed esiti dell’iter di approvazione definitiva e di emanazione del decreto legislativo poco sopra ricordato, circostanza che non agevola il percorso di avvicinamento all’appuntamento assembleare delle cooperative sociali.

Non è condivisibile e per questo è stata da più parti messa in dubbio, la tesi del Ministero dello Sviluppo Economico, secondo cui il disposto di cui all’art. 2435-ter del Codice Civile risulterebbe inapplicabile per le società cooperative rientranti nella categoria delle micro imprese.

Tra le principali novità del D.Lgs. 139/2015 in materia di bilancio di esercizio figura l’introduzione della speciale disciplina prevista per le c.d. micro-imprese, con facoltà di redazione dei documenti di bilancio in forma estremamente semplificata per le società di ridotte dimensioni. Tra le diverse agevolazioni previste vi è la possibilità, a determinate condizioni, di non procedere alla redazione della nota integrativa, documento che, notoriamente, è destinato ad accogliere le specifiche informazioni che le società cooperative devono fornire, ai sensi del Codice Civile o di altre leggi speciali (si pensi all’indicazione dei criteri seguiti nella gestione per il conseguimento degli scopi mutualistici, dei criteri di ammissione dei soci, ai dati inerenti i prestiti sociali, alla condizione di prevalenza mutualistica, e così via).
Con nota del 20.03.2017, il Mise, preso atto che, in assenza di compilazione della nota integrativa, le cooperative potrebbero non essere in grado di fornire alcune delle informazioni richieste, pone in forte dubbio la possibilità di ricorrere allo strumento del bilancio super-semplificato di cui all’art. 2435-ter del Codice Civile, per le cooperative rientranti nei limiti dimensionali ivi previsti. Nella nota citata, il Ministero evidenzia la necessità di una modifica normativa che consenta in modo esplicito, anche alle cooperative, di accedere al bilancio nella forma prevista per le micro-imprese.
La posizione ministeriale è parsa da subito estremamente rigida e per questo messa in discussione dalla dottrina prevalente.
Nel proprio documento diramato nel maggio 2017, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili auspica una riconsiderazione dell’interpretazione sopra menzionata, ricordando come il rinvio alle disposizioni delle società per azioni di cui all’art. 2519 del codice civile appaia condurre in direzione diversa rispetto a quella delineata dal Ministero; il Consiglio Nazionale ricorda inoltre come l’introduzione della categoria delle micro-imprese sia stata prevista a livello di Unione Europea, per sollevare le micro-imprese da oneri amministrativi.
Da parte sua Unioncamere, nel manuale operativo per il deposito dei bilanci al Registro delle Imprese relativo alla campagna bilanci 2018 (documento del 23.02.2018), ha reso esplicita la possibilità, per le cooperative che rientrano nella classe delle micro-imprese, di presentare il bilancio nel relativo formato, ricordando come, in questo caso, sia necessario utilizzare il campo di testo libero della tassonomia “Informazioni di cui agli artt. 2513 e 2545-sexies del Codice Civile” nella tassonomia vigente.
Essendo ormai nel pieno delle chiusure di bilancio 2017, le cooperative di ridotte dimensioni sono quindi chiamate a un’attenta valutazione sul modello da utilizzare nella redazione dei documenti da sottoporre all’assemblea dei soci per la relativa approvazione.
In questo senso, se da un lato risulterebbe banale suggerire, anche per mere ragioni di prudenza, l’adozione della posizione ministeriale, dall’altro deve essere evidenziato che l’eventuale utilizzo nelle cooperative del modello per le micro-imprese, come osserva lo stesso Ministero, non inficia sul piano dei contenuti l’adempimento dell’obbligo di informativa, ovviamente in presenza di una completa esposizione delle informazioni richieste dal codice civile e da altre norme, attraverso apposite sezioni in calce ai prospetti di bilancio.